Il corpo e l'angoscia nella psicoanalisi lacaniana
- Veronica Ruffato
- 1 feb
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 2 feb

Autoritratto, Francis Bacon
In Lacan, quando la consistenza immaginaria e simbolica della realtà si dissolve, emerge il reale. È in questo momento che la scena del mondo si disfa ed esso si rivela come “puro mondo”, dove si accalca il reale che è senza schermo.
Da qui l’angoscia.
Per differenziare l'esperienza dell’angoscia da quella della paura Lacan afferma che, al contrario di quest’ultima in cui si trova un oggetto determinato, l’elemento cruciale dell’angoscia è l’implicazione stessa del soggetto. In altre parole l’angoscia scaturisce nel momento in cui il soggetto “si riconosce implicato nell’oggetto che causa la sua angoscia”. Per Lacan l’angoscia rivela il cuore dell’essere umano, l’essere dell’esistenza che è difatti ontologicamente infondata. Nelle parole di Recalcati:
“Non si può, infatti, evadere dal pericolo pulsionale che, essendo interno al soggetto – provenendo da una fonte interna di eccitazione – rende impossibile la fuga”.
Con la teoria di Lacan sull’angoscia ci si allontana dall’idea dell’oggetto come “frutto di un investimento narcisistico”, per spostarsi al campo pulsionale. L’immagine speculare esiste infatti come forma di difesa nei confronti del reale; quel reale che però l’angoscia fa emergere in “modo perturbante” rivelando il soggetto come essere pulsionale.
Nel corso del Seminario X Lacan descrive l’angoscia come il momento in cui "la mancanza
[…] viene a mancare". Qui intende che l’angoscia è presente nel momento in cui il soggetto incontra un eccesso, un troppo, ovvero il reale; proprio quel reale, che, secondo la sua prima formulazione nello stadio dello specchio, l’immagine del corpo tende a ricoprire. In questo contesto Lacan ci introduce alla divisione del corpo come puro organismo vivente da un lato e come corpo umano dall’altro; è la presenza dell’immagine a creare questa stessa divisione. Il suo essere “rivestito dall’immagine” è ciò che permette di istituire il corpo nella sua unità e nella sua identità differenziata. Nelle parole di Recalcati “Senza l’abito dell’immagine non si dà esperienza possibile del corpo come identità vivente”.
Nella teoria dello stadio dello specchio l’immagine svolge due funzioni; quella di delimitare il corpo per dargli una propria unità, la seconda è quella di ricoprire e schermare il reale del corpo, ovvero di includere gli oggetti pulsionali in un contenitore, come già commentato nell'articolo precedente del vaso e dei fiori. In questo senso l’immagine speculare è, per Recalcati, sempre associata al simbolo del velo che “riflette il reale brutto e scabroso dell’esistenza, della nuda vita”.

Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion, Francis Bacon
Il reale di Lacan è quella “zona incandescente”, irriducibile sia al significante che all’immagine, una zona oscura di godimento che è irrappresentabile e dunque, afferma, terrificante. Recalcati spiega che la tesi fondamentale di tutto il Seminario X riguarda il fatto che “la rete significante non è in grado di ricoprire tutto il corpo reale del soggetto e che l’angoscia segnala che qualcosa del corpo può fare la sua apparizione perturbando la cornice stabilizzante dell’immagine speculare”.
Lacan mette in tensione la funzione pacificante dell’immagine, descritta nella teoria della fase dello specchio, per introdurre, in essa, un nuovo elemento perturbante. Ciò che angoscia risiede nell’impossibilità di includere nella cornice dell’immagine l’oggetto pulsionale, ovvero “un oggetto che non può essere sussunto in nessuna immagine”. In questa nuova formulazione l’affetto dell’angoscia rispetto al corpo consiste proprio nell’introdurre nella forma narcisistica ed ideale una “perturbazione” fondamentale; ovvero se il reale emerge, la funzione pacificante dell’immagine viene destabilizzata. In altre parole, quelle di Recalcati, quando viene a “mancare la mancanza”, quando l’oggetto della pulsione appare, l’immagine viene irrimediabilmente alterata e il velo immaginario non può ricoprire interamente il “reale brutto del corpo” e produce così dei resti.
Lacan passa dalla teoria dello specchio in cui l’immagine è, allo stesso tempo, la forma ideale del corpo e il velo sul reale, a quella del corpo come impossibile da specularizzare. In questa seconda teorizzazione l’angoscia mostra esattamente la presenza di questo scarto irrappresentabile, in quanto è fuori dai confini dell’immagine stessa del corpo.
In questa nuova formulazione, per Lacan, l’immagine allo specchio non è l’immagine che vela il reale ma è l’immagine che angoscia perché “annuncia il reale”. Secondo Recalcati, l’immagine perturbante anziché fornirci l’identificazione con una forma ideale, genera un doppio, una “parte di me stesso che sfugge da me”. Questo è un oggetto che mi separa da me stesso creando una separazione interna.
La separazione è dunque una scissione, che attraversa e caratterizza il soggetto il quale non può trattenere, possedere, l’oggetto che lui stesso è.
L’azione pacificante del velo dell’immagine sul reale del corpo pulsionale non ha un’azione solamente difensiva. Il soggetto può umanizzare il proprio corpo attraverso lo sguardo dell’Altro, ed è questo riflesso nello specchio che fornisce un senso umano al reale della vita biologica, che può conferire un senso al corpo in frammenti. Allo stesso modo l’immagine circonda e dà forma a questo stesso reale detto informe.
È ciò che caratterizza la struttura dei soggetti nevrotici, mancando questa azione di senso il soggetto rischia di perdersi in una coincidenza mortifera con l’oggetto scarto.
BIBLIOGRAFIA
M. Recalcati, “Corpo e angoscia”, Rivista sperimentale di freniatria: la rivista dei servizi di salute mentale, Franco Angeli, Milano 2007
M. Recalcati, J. Lacan, desiderio, godimento e soggettivazione, Raffaello Cortina, Milano 2012
Lacan, Il seminario. Libro X, L’angoscia (1962-1963), Einaudi, Torino 2007



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