Il corpo come sostanza godente - il corpo reale.
- Veronica Ruffato
- 21 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 1 feb

Vito Acconci, Hand & Mouth
Una volta Lacan chiese ad una assemblea che lo stava ascoltando: “il corpo a cosa serve? e non ottenendo risposta, affermò egli stesso “il corpo serve a godere”.
Lacan con queste parole vuole indicare come il corpo sia la condizione di godimento poiché esso stesso è ciò di cui si gode. Come lo definisce Jacques-Alain Miller, il corpo vivente è il corpo “affetto dal godimento”; e ciò che causa il godimento è il significante.
È però necessario fare una precisazione: il corpo a cui si riferisce Lacan non è il corpo biologico della medicina, ma il corpo in quanto significante. Come già accennato nell’articolo precedente, il corpo è “il luogo dell’Altro” e, in quanto tale, si costituisce a partire dai tagli significanti. Questi tagli lo devitalizzano, ma allo stesso tempo lo iscrivono in un ordine di senso irriducibile al regno animale, al corpo istintuale. E' l'azione stessa del significante a veicolare il godimento. Secondo Lacan è l’azione di taglio del simbolico che produce il corpo pulsionale in quanto è proprio attraverso questo taglio che avviene “una rapina simbolica” del godimento. In altre parole il corpo viene “svuotato di godimento dall’azione dell’Altro”.
Il significante opera dunque un taglio su ciò che Lacan definisce “godimento primordiale”, o Das Ding. A tal proposito Zenoni scrive:
“di quanto ha originariamente perduto non si dà alcuna rappresentazione possibile, neppure inconscia, perché si tratta di ciò che si cancella in quello stesso momento logico in cui si produce l’avvento del corpo”.
Come spiega Ranieri, il Das ding, è il reale che sta fuori dalla rappresentazione del significante; è senza fessure o vuoti, è il reale muto del godimento, del godimento “fuori-senso”. L’azione del significante scava in questo godimento primordiale e, attraverso tale operazione, ne preleva una quota, producendo un buco o, come lo definisce Lacan, una mancanza.
Tale perdita sarà ciò che spingerà il soggetto, per la sua intera vita, a cercare un “risarcimento” in quegli oggetti pulsionali, fuori corpo. In tal senso, il godimento non è solo sottratto ma ritorna al corpo in un modo organizzato e circoscritto nelle zone erogene.
È questo rientro del godimento a plasmare il corpo, rendendolo, secondo Lacan, corpo vivente.
BIBLIOGRAFIA
A. Zenoni, Il corpo e il linguaggio in psicoanalisi, Bruno Mondadori, Milano 1999
M. Recalcati, Il vuoto e il resto: il problema del reale in Jacques Lacan, Milano, Mimesis, 2019
N. Ranieri, Il corpo leso. Clinica psicoanalitica del fenomeno psicosomatico, Mondadori Bruno, 2010
J.-A. Miller, “Biologia Lacaniana ed eventi di corpo”, in Il corpo, Astrolabio, Roma 2000
M. Recalcati, “Corpo e angoscia”, Rivista sperimentale di freniatria: la rivista dei servizi di salute mentale, Franco Angeli, Milano 2007.
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