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Lo schema del vaso di fiori di Lacan - il corpo simbolico.

  • Immagine del redattore: Veronica Ruffato
    Veronica Ruffato
  • 15 dic 2025
  • Tempo di lettura: 6 min

vaso di fiori van goh
Vaso di girasoli, Vincent van Gogh.

Per comprendere più a fondo il valore dell’esperienza di misconoscimento dello stadio dello

specchio, è necessario approfondire lo schema del vaso di fiori rovesciato articolato da Lacan nello scritto Nota sulla relazione di Daniel Lagache, in cui viene ripreso liberamente un esperimento ottico dal Trattato di ottica e di fotometria geometrica di Bouasse. Di seguito la figura, che Lacan estrapola da questo testo:


lo schema del vaso dei fiori rovesciato
lo schema del vaso dei fiori rovesciato

Il dispositivo è costituito da uno specchio sferico e una scatola, aperta nel lato rivolto verso la superficie speculare, nella quale è inserito un mazzo di fiori capovolto e sopra la quale è collocato un vaso. I raggi luminosi emanati dal vaso dentro la scatola si riflettono sullo specchio concavo che li proietta in un altro punto simmetrico sulla stessa superficie. Si forma pertanto unimmagine reale e si vedrà apparire sulla scatola un vaso che circonda un mazzo di fiori. I raggi che giungono all’occhio sono convergenti e divergono nel momento in cui se ne allontanano; se i raggi colpiscono l’occhio in senso contrario, allora si forma un’immagine virtuale perché la si vede “dove non è”. L’immagine reale che si crea grazie alla convergenza, invece, la si vede “dove essa è”, alla condizione che l’occhio sia collocato nello spazio interno al cono βB′γ in cui può cogliere l’incrocio dei raggi riflessi dallo specchio concavo. Questa illusione dunque può verificarsi solo nel momento in cui l’occhio sia posizionato nella giusta posizione prospettica in cui si proiettano i raggi luminosi dell’oggetto reale. Se invece, l’occhio è all’esterno del cono, esso non vedrà più l’immaginario per il semplice motivo che nulla del cono di emissione verrà a colpirlo. Vedrà le cose nel loro stato reale, cioè l’interno del meccanismo e un vaso vuoto o dei fiori sparsi, a seconda dei casi.


Da notare che tale immagine è approssimata poiché nella realtà i raggi non hanno tutti la stessa direzione, infatti, alcuni convergono e alcuni divergono; ma l’occhio accomoda l’immagine. Lacan definisce l’immagine reale come “riflesso dell’unità del corpo”, quell’illusione di forma unitaria di cui abbiamo parlato nell'articolo precedente. Il vaso nella scatola è invece il corpo reale e la sua non visibilità all’occhio del soggetto indica l’impossibilità per questo di accedere a quest’ultimo; i fiori stanno per gli oggetti pulsionali del corpo (orali, anali, scopici e vocali), “gli oggetti del desiderio che vanno a spasso”. Questi rappresentano la parte intima e nascosta del corpo, la sua parte impossibile da trascrivere in termini significanti.


Lacan introduce, con il tempo, alcune modifiche a tale schema che vengono puntualmente

segnalate nella successiva figura.


lo schema ottico
lo schema ottico

In questo nuovo schema viene aggiunto uno specchio piano e sono scambiate le posizioni del vaso e dei fiori rispetto al lato superiore della scatola, in modo che il primo sia inserito rovesciato dentro e il secondo sopra. Inoltre l’osservatore non deve più guardare direttamente nello specchio sferico ma in un secondo specchio piano. L’occhio del soggetto, assumendo una prospettiva obliqua rispetto al nuovo specchio piano inserito, riceve nuovamente l’immagine illusoria del vaso con dentro i fiori.


In questo schema, abbiamo la sfasatura tra l’immagine reale che sta fuori dallo specchio (i fiori con il vaso capovolto) e l’immagine virtuale che ora troviamo collocata nello specchio piano. Questo nuovo elemento, lo specchio piano, ha la funzione di aiutare lo sguardo del soggetto ad integrare i due elementi (il vaso e i fiori) che nella realtà si trovano divisi, ristabilendo dunque una Gestalt unitaria. Se dunque il vaso sta per l’immagine narcisistica del corpo e i fiori per i suoi oggetti pulsionali, lo scopo dello specchio sembra essere quello di rendere possibile l’integrazione tra queste due strutture eterogenee per creare una forma integrata.


Attraverso questa nuova elaborazione dello stadio dello specchio Lacan, sottolinea la presenza dell’intervento di un Altro. Come scrive Recalcati, per Lacan “lo sguardo simbolico dell’Altro offre sostegno all’illusione dell’immagine ideale che lo specchio restituisce al soggetto”. Lo specchio piano è ciò che permette di integrare ciò che è scisso; è lo sguardo dell’Altro che permette di vedere con nitidezza l’immagine virtuale. Essa, infatti, risulterà nitida o meno in base alla posizione del soggetto rispetto allo specchio piano e in base all’inclinazione di quest’ultimo. In questo schema il soggetto può avere una percezione del proprio corpo come unitario solo se si colloca all’interno del cono di rifrazione, spiegato nel precedente paragrafo, e se lo specchio (lo sguardo dell’Altro) è collocato nel cono x’y’. Ne deduciamo che è solo in base alla posizione assunta dallo sguardo dell’Altro che l’illusione dell’immagine ideale può avere luogo e può essere di conseguenza restituita al soggetto. Nello schema del vaso di fiori l’Altro acquisisce un ruolo fondamentale in quanto sostiene l’identificazione del soggetto con la sua immagine speculare. Nello specifico è dalle restituzioni dello sguardo dell’Altro che prende forma l’ideale dell’Io al quale il soggetto si identifica.


Mentre l’Io Ideale sarebbe un’identificazione narcisistica “dove il soggetto aspira ad identificarsi ad oggetti reali”, l’Ideale dell’Io è un’identificazione in grado di strutturare il

soggetto e che guida l’esistenza al di là dell’immaginario.


È importante precisare che quando Lacan parla di specchio non intende direttamente lo specchio empirico ma afferma che ci possono essere varie incarnazioni possibili dello sguardo dell’Altro, uno di questi è quello della madre.


Se dunque è l’Altro a dominare la scena nell’immagine che il soggetto ha del proprio corpo,

significa che l’essere umano non ha e non potrà mai avere un’interazione diretta con esso ma ci sarà sempre un intermediario. Come spiega Natascia Ranieri nel “Il corpo leso”, questo intermediario può essere la cultura: depilazione, tagli dei capelli, cosmesi e tatuaggi, sono solo alcuni degli esempi con cui l’essere umano entra in relazione e modifica il corpo. Nelle parole di Ranieri “La cultura snatura sin dall’inizio il rapporto del soggetto con il proprio organismo”; in questo senso è il linguaggio che buca e segna il corpo, dandogli una forma. In questo contesto il soggetto è immerso nel linguaggio, ancor prima della sua venuta al mondo ponendolo in una condizione di subordinazione ad esso.


In questo gioco di specchi emerge la funzione essenziale e determinante che Lacan assegna al simbolico. L’aggiunta dello specchio piano giunge a denotare il luogo dell’Altro, che Lacan scrive appunto con la maiuscola per differenziarlo proprio dall’altro dell’immagine speculare. Attraverso questa distinzione e precisazione ordina la relazione tra campo immaginario e simbolico, nella quale il secondo non viene dopo ma s’inscrive da subito nel campo stesso del primo. Nelle parole di Recalcati, lo specchio piano, lo sguardo dell’Altro, “introduce l’ideale dell’Io che mette in movimento un’identificazione distinta da quella narcisistico-immaginaria dell’Io ideale”. Negli anni Cinquanta Lacan assegna dunque all’Altro simbolico un ruolo sempre più centrale e, come afferma Ranieri, egli “non disconosce mai il ruolo dell’immaginario nel rapporto del soggetto con il proprio corpo” ma, da questo momento, “si concentra sul potere plasmante del linguaggio sul corpo”. A partire da questo cambio di prospettiva, per Lacan la natura biologica è sempre alterata dal linguaggio e il corpo prende forma grazie all’incontro con la parola e il desiderio dell’Altro.


Dunque il corpo è, in quanto “luogo dell’Altro”, il prodotto dell’azione del linguaggio.


La concezione del corpo di Lacan progressivamente scivola verso il reale, fino alla definizione del corpo come “sostanza godente” ed è con la metafora del corpo come sacco, presente nel seminario XXIII, che egli articola questo nuovo aspetto. Luisa Dipino, in “Come Orfeo ed Euridice”, spiega come in questa metafora il corpo sia frutto dell’articolazione dei tre registri, o meglio il “prodotto” del punto di intersezione tra Immaginario, Simbolico e Reale:

“L’involucro, il sacco che contiene l’interno è il corpo immaginario. Esso non è totalmente sovrapponibile al corpo dello stadio dello specchio, in quanto è una Gestalt bucata, che ha un’apertura: la corda che lo sigilla attraverso il nodo è il simbolico, cioè il luogo in cui si costituisce il Nome del Padre. L’interno del sacco – gli organi interni, le viscere – è il corpo reale”.

Cos'è il Reale per Lacan? in che modo il corpo è sostanza godente?

A queste domande risponderemo nel prossimo articolo.


BIBLIOGRAFIA


M. Recalcati, Il vuoto e il resto: il problema del reale in Jacques Lacan, Mimesis, Milano 2019.

M. Recalcati, J. Lacan, la clinica psicoanalitica: struttura e soggetto, Raffaello Cortina, Milano 2016.

M. Recalcati, J. Lacan, desiderio, godimento e soggettivazione, Raffaello Cortina, Milano 2012.

N. Ranieri, Il corpo leso. Clinica psicoanalitica del fenomeno psicosomatico, Mondadori Bruno, Milano 2010.

J. Lacan, “Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell’io”, in Jacques Lacan Scritti, Einaudi, Torino 2002.

J. Lacan, “Nota sulla relazione di Daniel Lagache: psicoanalisi e struttura della personalità”, in Jacques Lacan Scritti, Einaudi, Torino 2002.


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