Cos'è l'ipocondria. Un approfondimento psichiatrico.
- Veronica Ruffato
- 11 mar
- Tempo di lettura: 2 min

H. Daumier “L’ipocondriaco”
In ambito psichiatrico classico, l’ipocondria viene affrontata nei manuali di Silvano Arieti e di Henri Ey. Arieti la definisce come un’“attesa ansiosa frequentemente associata a una sintomatologia somatica” e come un “senso di malessere che conduce all’auto-osservazione e a tentativi di spiegazione […]; nell’insieme queste impressioni tendono a diventare dominanti”. In questa prospettiva, il soggetto sviluppa un’attenzione sempre più intensa verso il proprio corpo e verso le sensazioni fisiche percepite.
Nel manuale di Ey, invece, si parla esplicitamente di “nevrosi ipocondriaca”. In questo caso la preoccupazione costante per il proprio stato di salute conduce a una ricerca continua di segnali corporei, dolori o sensazioni sospette che possono manifestarsi in diverse parti del corpo. I pazienti, secondo l’autore, “esprimono la loro angoscia davanti ai ‘misteri del corpo’ e nello stesso momento in cui cercano di liberarsene incolpando un organo preciso”. L’attenzione verso il corpo diventa quindi il principale canale attraverso cui si esprime l’angoscia del soggetto.
Passando alla contemporaneità, secondo il DSM-5, la maggior parte degli individui ipocondriaci è ora classificata come avente il disturbo da sintomi somatici; tuttavia, in una minoranza di casi, si applica invece la diagnosi di disturbo da ansia da malattia. Secondo il DSM-5 “gli individui con disturbo da sintomi somatici tipicamente presentano contemporaneamente molteplici sintomi, i quali procurano disagio”. Tali sintomi possono essere molto specifici, come un dolore localizzato, oppure più generici, come una sensazione persistente di affaticamento. Il manuale sottolinea inoltre che la sofferenza provata dalla persona deve essere considerata reale e autentica, indipendentemente dal fatto che sia o meno spiegabile dal punto di vista medico. In questi casi il paziente manifesta generalmente un’intensa preoccupazione per il proprio stato di salute e tende a indirizzare l’angoscia soprattutto verso i sintomi somatici e verso l’interpretazione del loro possibile significato.
Diversa è invece la condizione definita come disturbo da ansia da malattia. Anche in questo caso, secondo il DSM-5, l’elemento centrale è la preoccupazione di avere o di poter sviluppare una grave malattia non ancora diagnosticata. Tuttavia “i sintomi somatici non sono presenti o, se presenti, sono solo di lieve intensità”. Le persone che presentano questo disturbo tendono a preoccuparsi facilmente di eventuali segnali di malattia e a controllare frequentemente il proprio corpo, ad esempio osservandosi allo specchio o verificando la presenza di sintomi. È frequente la ricerca eccessiva di informazioni sulla malattia temuta e la ricerca di rassicurazione da parte di familiari, amici e medici.
Nel complesso, queste prospettive mostrano come l’ipocondria, pur essendo stata interpretata in modi diversi nel corso del tempo, mantenga come elemento centrale la persistente preoccupazione per la salute e l’attenzione costante rivolta ai segnali del proprio corpo.
BIBLIOGRAFIA
G. Nicolò, E. Pompili (a cura di), DSM-5-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina Editore, Milano 2023
H. Ey, P. Bernard, C. Brisset, Manuale di psichiatria, Elsevier Masson, Parigi 1995
S. Arieti (a cura di), Manuale di psichiatria, Bollati Bolinghieri, Torino 1969

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