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Freud: Ipocondria e narcisismo

Sigmund Freud

Freud ha iniziato a occuparsi del tema dell’ipocondria nel 1895 in “Legittimità di separare dalla nevrastenia un preciso complesso di sintomi come nevrosi d'angoscia”. Egli definisce l’ipocondria come attesa angosciosa, che si riferisce “alla salute del soggetto stesso” e che esige la presenza di “parestesie e di penose sensazioni somatiche”. Nelle sue parole, “l’ipocondria è perciò la forma preferita dai soggetti affetti da nevrastenia vera, quando, come spesso avviene, vengono colpiti anche da nevrosi d'angoscia”.

Paradiso spiega che, in questa prima formulazione, l’ipocondria è inserita da Freud tra le nevrosi attuali e individua nelle sensazioni del corpo la causa scatenante. In questo modello, “le parestesie e le penose sensazioni somatiche” deriverebbero da un accumulo di eccitazione libidica non elaborata psichicamente e i sintomi sarebbero privi di un significato simbolico. Questo perché, affermano Morpugno e Civitarese, l’ipocondria è determinata appunto dalla presenza “attuale” di un'esperienza somatica reale o immaginaria. Il termine “attuale” indica, appunto, l'assenza di quella mediazione che si trova nella formazione dei sintomi delle psiconevrosi; come, ad esempio, lo spostamento.

È interessante notare qui la concezione che Freud ha del corpo. In questa prima visione il corpo è per la mente essenzialmente un oggetto, ovvero, la mente vive in una condizione che Paradiso definisce “dualistica cartesiana”. Il corpo è considerato dall'“ipocondriaco cartesiano” come un oggetto indipendente dalle qualità ambivalenti, “in fondo estraneo e parzialmente inconoscibile”. Gli organi parlano e il loro linguaggio è direttamente rappresentato da sensazioni fastidiose e di dolore. Secondo il Freud del 1895, l'Io osserva e ascolta questi tentativi di comunicazione inconscia senza riuscire a comprenderli, sotto forma di “attesa angosciosa verso il corpo”. Nelle parole di Paradiso:

“Il corpo è in una certa misura vissuto dal paziente come un oggetto assillante, ambiguo, pericoloso, ma nello stesso tempo dimostra anche di essere drammaticamente vivo e sensibile e in più, è misteriosamente collegato in qualche modo con la mente”.

Successivamente

In questo testo, Freud ha messo per primo in evidenza l'autoreferenzialità narcisistica del paziente ipocondriaco mettendolo a confronto con altre condizioni quali l'innamoramento, l'omosessualità e la psicosi.

Morpugno e Civitarese affermano che, con la teoria sul narcisismo, l’ipocondria ricompare collegata alla nuova classificazione che vede la ripartizione della libido in libido dell’Io e libido oggettuale, e l’introduzione del concetto di stasi o ingorgo della libido. Dal serbatoio iniziale libidico la libido si rivolge esternamente verso il mondo, investendo gli oggetti (libido oggettuale) e secondariamente si ripiega ritornando dal mondo esterno all’Io (libido dell’Io). Pertanto, più aumenta l’investimento libidico sull’Io, più si impoverisce la libido oggettuale, dando luogo a ciò che Freud chiama “comportamento narcisistico”. In questa contestualizzazione, “l’angoscia ipocondriaca si colloca dalla parte della libido dell’Io, in opposizione a quella oggettuale, che è il campo dell’angoscia nevrotica”. Per Freud l’ipocondria si avvicina alla malattia organica, perché entrambe sono forme di ritiro della libido:

“L’ipocondria, come la malattia organica, si manifesta con penose e dolorose sensazioni corporee come il malessere organico e opera allo stesso modo anche sulla ripartizione della libido. L’ipocondriaco ritira dagli oggetti del mondo esterno interesse e libido […] e li concentra entrambi sull’organo che gli interessa”.

Nella malattia organica le sensazioni dolorose sono fondate su alterazioni per l’appunto organiche, o “accertabili”, mentre nell’ipocondria questo non accade. Tuttavia nelle sue lamentele e nelle sue paure l’ipocondria “deve pure avere ragione” e certamente, anche in essa, “ci devono essere delle modificazioni organiche”. Dunque, spiegano Morpugno e Civitarese, Freud non rinuncia all’ipotesi del carattere organico dei fattori che stanno alla base dell’insorgenza dell’angoscia ipocondriaca ma “si tratta di un organicità particolare, legata alla sessualità e alla libido”. Il fattore organico dipende dall’esistenza nel corpo di zone erogene. In questa nuova concettualizzazione freudiana, tutti gli organi del corpo sono investiti dalla libido e dunque ognuno di essi possiede un grado di erogenicità, la quale dipende dalle modificazioni dell’investimento libidico dell’Io. Nelle parole di Morpugno e Civitarese: “La tensione dell’organo dolente dell’ipocondriaco è quindi assimilabile all’eccitazione degli organi genitali”.

Da dove deriva allora la patologia? Dove si colloca lo scatenamento? Secondo Freud questo parte dal fatto che gli eccitamenti dell’investimento libidico dell’Io, che oltrepassano un certo livello soglia, producono una tensione che non può restare stabile o crescere all’infinito, ma si deve scaricare su un oggetto esterno reale o immaginario. Se ciò non avviene si ha una stasi della libido dell’Io e la comparsa del sintomo ipocondriaco, poiché l’aumento della tensione di eccitamento su un organo provoca il contrario del soddisfacimento e del piacere, cioè “dispiacere”. A essere patogena, precisano Morpugno e Civitarese, “non è la stasi in sé, ma una stasi eccessiva, che dà luogo ad un ingorgo della libido”.

Paradiso aggiunge che, in questi termini, per Freud esistono delle analogie tra i sintomi ipocondriaci e quelli di altre patologie. Difatti succede qualcosa di simile a quando la libido si ritira dall’oggetto e riaffluisce sull’Io nell’isteria poiché rimane comunque una forma di legame oggettuale e un’attività di fantasmatizzazione. Ciò che più accomuna le due patologie sarebbe il fatto che il linguaggio è parzialmente sostituito in entrambe dal “linguaggio d’organo”. Gli organi parlano attraverso le sensazioni fastidiose o penose e il dolore.

BIBLIOGRAFIA

D. Paradiso, L’ipocondria dalla psicoanalisi classica alla prospettiva relazionale, Psichiatria e Psicoterapia, Giovanni Fioriti Editore 2015.

S. Freud, Legittimità di separare dalla nevrastenia un preciso complesso di sintomi come nevrosi d'angoscia, Bollati Boringhieri, Torino 1968.

V. E. Morpurgo, G. Civitarese (a cura di), L’ipocondria e il dubbio l’approccio psicanalitico, Franco Angeli, Milano 2011.

S. Freud, Introduzione al narcisismo, Bollati Boringhieri, Torino 2012.

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